12.06.2010
LA VERA FAVOLA DI MARILYN MONROE - Alda Merini
Crepita roccia di sale lei sta morendo tra le mie braccia, era un mutilato malfattore, uno che ha messo in piedi un carnevale per ridere a crepapelle.
Al Carnevale c’erano mille paggette ma lui uomo che non ha denti non ha addentato il pane più fresc o che era la mia poesia. Ha sghignazzato come una ragazza su un trono di cartapesta e gridava “eccola la bambola bianca che non ha ne vene ne sangue”, invece io morivo dissanguata su una decapottabile ferma e alcuni struggenti menestrelli cantavano per me il Magnificat.
Ero vergine mentre salivo in cielo o così mi pareva, tanto era lieve e la metà del mio cammino ritrovava l’anima che avevo perduto, non aveva capito che amavo le donne e non gli uomini razza bastarda che non avevano capito che prima di loro ero stata lasciata da mille angeli che mi avevano protetto in terra e così mi ave vano mangiato prima, ma prima indagando sulle mie luci che in terra non si vedevano.
Quando mi trovai morta era già tardi e guardavo il mio corpo scultoreo fermo in un ghiaccio ardente, nessuno conobbe mai il mio segreto. Tutti pensavano che ero una donna stramba, che ammaliavo gli uomini ma nessuno sapeva che io ero una poetessa che non ave va pubblicato un libro.